Che senso hanno le nostre
fatiche e i nostri sudori, le nostre angosce e le nostre gioie, le
nostre attese e le nostre speranze, le nostre lacrime, i nostri
tormenti, i nostri amori e le nostre delusioni, il nostro vivere e il
nostro morire. Ma c’è una direzione
verso cui confluiscono le aspirazioni, i dinamismi, i travagli, le
macerazioni, i progetti, i fallimenti, le costruzioni dello spirito
umano?
Perché mai siamo inquieti?
Non c’è nulla che copra completamente il nostro bisogno di felicità. E
quando pensiamo di aver raggiunto tutto ci accorgiamo che ci manca
sempre qualcosa? Da che dipende che, nonostante tanta compagnia,
avvertiamo la solitudine; che, nonostante la sincerità di certe amicizie
e l’intimità di tanti amori, ci accorgiamo che l’altro ci sfugge; che,
nonostante i soldi, i piaceri, gli anni giovanili, ci ritroviamo poveri,
vuoti e spregevoli?
E’ Dio che ci manca. Per cui tutto ci sembra slegato, sconnesso, privo di significati profondi.
(Don Tonino Bello, Servo di Dio)
lunedì 25 marzo 2013
Adelaide Roncalli, le apparizioni a Ghiaie di Bonate

Nel
1944, al Torchio, sottofrazione delle Ghiaie di Bonate Sopra, abitava
la famiglia Roncalli composta da un figlio Luigi e da sette figlie:
Caterina, Vittoria, Maria, Adelaide, Palmina, Annunziata e Romana (e
Federica morta in tenera età). Papà Enrico aveva rinunciato alla vita
del contadino e prestava servizio come operaio in uno stabilimento
locale. La mamma Anna Gamba, casalinga, doveva crescere con pazienza
certosina la numerosa prole.
Adelaide aveva allora sette anni. Era nata il 23 aprile 1937 alle ore 11 al Torchio e battezzata il 25 aprile dal parroco Don Cesare Vitale. Frequentava la classe prima elementare; era una bambina comune, piena di salute e di vivacità, le piaceva giocare.
Adelaide aveva allora sette anni. Era nata il 23 aprile 1937 alle ore 11 al Torchio e battezzata il 25 aprile dal parroco Don Cesare Vitale. Frequentava la classe prima elementare; era una bambina comune, piena di salute e di vivacità, le piaceva giocare.
Nulla
faceva presagire fino a quel pomeriggio del 13 maggio 1944 quando le
apparve la Sacra Famiglia, che il suo nome avrebbe varcato non solo i
confini d’Italia, ma quelli d’Europa.
Mentre
il mondo bruciava tra le fiamme dell’odio e delle armi e la guerra
sembrava non finire mai, la Madonna, madre di unità e regina della pace,
scelse una fanciulla di Bonate, Adelaide Roncalli, per lanciare i suoi
messaggi al mondo. Le apparve per tredici giorni in due cicli: il primo
dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio.
La Madonna le predisse:
“Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso.” “In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire…” Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, intimorita, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni.
“Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso.” “In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire…” Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, intimorita, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni.
Il
12 luglio 1946, smentì la ritrattazione che le era stata dettata,
riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, ma purtroppo
non ebbe l’esito sperato poiché il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo
mons. Bernareggi emise il decreto di “non consta” proibendo ogni forma
di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate.
Spostata
di qua e di là, contro il suo volere e all’insaputa dei suoi genitori,
contrastata, derisa e calunniata, Adelaide portò la sua croce, lontano
da casa.
Al
compimento del suo quindicesimo anno, ottenne dal vescovo di entrare
tra le suore Sacramentine di Bergamo. Morto il vescovo, qualcuno riuscì a
strappare l’ordine di farla uscire dal convento costringendola a
rinunciare al disegno vocazionale che Maria aveva manifestato su di lei.
Questa rinunzia le portò molta sofferenza e le costò una lunga
malattia.Qualunque adolescente sarebbe uscita distrutta da una vicenda
come la sua, ma Adelaide era forte e si riprese. Stanca di aspettare che
le si riaprisse la porta del convento, decise di sposarsi ed andò a
vivere a Milano dove si dedicò con sacrificio alla cura degli ammalati.
Passarono gli anni e Adelaide rimase chiusa nel silenzio impostole dai
superiori.Finalmente, avvalendosi dei decreti del Concilio Vaticano II
in materia di diritto all’informazione, Adelaide si sentì sgravata dalle
proibizioni che le erano state imposte e decise di riaffermare
solennemente e ufficialmente, davanti a notaio, la veridicità delle
apparizioni.

Che posto ha la devozione al Cuore Immacolato di Maria nella nostra vita?
Che posto ha la devozione al Cuore Immacolato di Maria nella nostra vita?
Questa devozione ha avuto una raccomandazione particolare da parte di Papa Pio XII ed è stata definita dalla stessa Suor Lucia di Fatima come l’ultimo mezzo concesso all’umanità per salvarsi.
Certamente la consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato da parte di Pio XII (1942) è un avvenimento legato al dramma della seconda guerra mondiale, ma nello stesso tempo essa esprimeva la consapevolezza del Papa che la Chiesa era entrata in un conflitto decisivo, ben più ampio e tragico delle vicende belliche concluse nel 1945. Ecco infatti come si esprimeva – a guerra conclusa – il medesimo Pontefice il 13 maggio 1946, in occasione dell’incoronazione della Madonna di Fatima:
“In questa ora decisiva della Storia, come il regno del male con infernale strategia, adopera ogni mezzo e impegna tutte le sue forze per distruggere la fede, la morale, il Regno di Dio, così i figli della luce e i figli di Dio debbono tutto impegnare e impegnarsi tutti per difenderlo, se vogliono che siano evitate rovine immensamente più grandi e più disastrose di quelle materiali disseminate dalla guerra. In questa lotta non ci possono essere neutrali o indecisi”
Parole inequivocabili. Monito profetico.
Questa devozione ha avuto una raccomandazione particolare da parte di Papa Pio XII ed è stata definita dalla stessa Suor Lucia di Fatima come l’ultimo mezzo concesso all’umanità per salvarsi.
Certamente la consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato da parte di Pio XII (1942) è un avvenimento legato al dramma della seconda guerra mondiale, ma nello stesso tempo essa esprimeva la consapevolezza del Papa che la Chiesa era entrata in un conflitto decisivo, ben più ampio e tragico delle vicende belliche concluse nel 1945. Ecco infatti come si esprimeva – a guerra conclusa – il medesimo Pontefice il 13 maggio 1946, in occasione dell’incoronazione della Madonna di Fatima:
“In questa ora decisiva della Storia, come il regno del male con infernale strategia, adopera ogni mezzo e impegna tutte le sue forze per distruggere la fede, la morale, il Regno di Dio, così i figli della luce e i figli di Dio debbono tutto impegnare e impegnarsi tutti per difenderlo, se vogliono che siano evitate rovine immensamente più grandi e più disastrose di quelle materiali disseminate dalla guerra. In questa lotta non ci possono essere neutrali o indecisi”
Parole inequivocabili. Monito profetico.
Esiste un male gravissimo, ben superiore alle distruzioni di una guerra mondiale: è la ‘distruzione della fede, della morale, del Regno di Dio’.
Pio XII è stato lungimirante: una ‘terza guerra mondiale’ di tipo spirituale si profilava già in quei tempi e sarebbe scoppiata pochi anni dopo la morte del Pontefice ed avrebbe provocato un danno umanamente irreparabile. La fede sarebbe stata distrutta e il Regno di Dio sarebbe stato rimpiazzato dal Regno dell’Uomo, in nome della laicità e dei diritti umani. Quanto alla morale cattolica è giocoforza che affossando la fede e con essa la centralità della Persona di Nostro Signore, anch’essa non possa che dissolversi poiché una legge non può sussistere laddove il Legislatore è bandito: proprio qui si colloca la grande illusione del cristianesimo moderno, ovvero l’illusione di vivere un’esperienza ‘pacifica’, una santificazione ‘tranquilla’, senza più il bisogno di abbracciare la croce e di lottare contro le conseguenze del peccato originale presenti nel mondo e dentro le membra di ciascuno di noi. E’ questa illusione diabolica che ha anestetizzato i cristiani, li ha resi indifferenti, facendo loro perdere il fervore e – apparentemente – la guerra stessa.
Questa guerra non è conclusa, quantunque silenziosa è tutt’ora in corso e continua a mietere anime: scoppiata ai tempi del Concilio essa cesserà quando il Cuore Immacolato di Maria trionferà.
Il Cuore Immacolato di Maria dunque, oltre che un rifugio,
è una garanzia di vittoria.
Letture di lunedì 25 marzo 2013
“Giudica,
Signore, chi mi accusa, combatti chi mi assalta: tieni saldo lo scudo e
l’armatura, sorgi, vieni in mio soccorso, Signore, forza della mia
salvezza.”
PREGHIERA DEL MATTINO
Guarda Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fà che riprenda vita per la passione del Tuo unico Figlio. Egli è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.PRIMA LETTURA
Is 42, 1-7Dal libro del profeta Isaìa
«Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento».
Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE
Sal.26RIT: Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? RIT
Quando mi assalgono i malvagi per divorarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. RIT
Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. RIT
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. RIT
CANTO AL VANGELO
Lode e onore a te, Signore Gesù Salve, nostro Re: tu solo hai compassione di noi peccatori.Lode e onore a te, Signore Gesù
VANGELO
Gv 12, 1-11 Dal Vangelo secondo GiovanniSei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
COMMENTO
L’amore e il calcoloViviamo i giorni che precedono immediatamente la Passione del Signore. Il vangelo di Giovanni ci fa vivere con Cristo momenti di intimità e di tenerezza; sembra che Gesù voglia offrirci, a mo’ di testamento, ulteriori e più intense testimonianze di amore, di amicizia, di calda accoglienza. La risposta al suo amore, per sé e per tutti noi, la porge Maria, la sorella di Lazzaro. Lei è ancora prostrata ai piedi di Gesù, in quell’atteggiamento tante volte si era beata delle parole del maestro fino a suscitare la santa invidia della sorella Marta, tutta
intenta a preparare un buon pranzo all’ospite divino. Ora non ascolta soltanto, ma sente di dover esprimere con un gesto concreto la sua immensa gratitudine: Gesù è suo Signore, il suo Re e perciò deve ungerlo con un unguento prezioso e profumato. La prostrazione ai suoi piedi, è il gesto dell’umile sudditanza, è il gesto di una fede viva nella risurrezione, è l’onore tributato a colui che ha richiamato tra i vivi il suo fratello Lazzaro, già nella tomba da quattro giorni. Maria esprime la gratitudine di tutti i credenti, il grazie di tutti salvati da Cristo, la lode di tutti i risorti, l’amore di tutti gli innamorati di Lui, la risposta migliore a tutti i segni con i quali egli ha manifestato a tutti noi la bontà di Dio. L’intervento di Giuda è la contro testimonianza più assurda e maldestra: l’espressione d’amore per lui diventa freddo e gelido calcolo tradotto in cifra, trecento denari. Chissà se egli si ricorderà fra non molti giorni del valore attribuito a quel vasetto di alabastro e se lo confronterà con i trenta denari per i quali ha venduto il suo maestro…? Per chi è attaccato al denaro e lo ha fatto diventare il proprio idolo, davvero l’amore vale zero e la stessa persona del Cristo può essere svenduta per pochi soldi! È l’eterno contrasto che spesso sconvolge la vita del nostro povero mondo e dei suoi abitanti: o le ricchezze di Dio, incommensurabili, eterne, che riempiono l’umana esistenza o il vile denaro, chi schiavizza e illude.
Fonte: http://www.lachiesa.it/
PREGHIERA DELLA SERA
Gesù, luce delle genti e nostra giustizia, vieni per liberarci da ogni prigionia e cecità. Siamo desiderosi della vita nuova, per questo ti chiediamo di donarci il Tuo Spirito, Signore! In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questi giorni di penitenza e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello fai per noi e ci dai ogni giorno. O Dio, creatore e salvatore nostro, che ci hai dato tutti i doni del Tuo amore, ascolta la nostra voce, con il sacrificio del Tuo Figlio Gesù, ti offriamo ciò che siamo, in semplicità e letizia, perchè il profumo della Tua lode si spanda nell’universo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.Santa Margherita Clitherow
martire (1586)
Non so davvero chi sia in grado di trattenere le lacrime leggendo il racconto di questa donna che ricorda tanto le più famose figure femminili della Bibbia per la semplicità della sua vita, ma allo stesso tempo, la fermezza, la fede, e il servizio in famiglia come fuori.Margherita nacque verso il 1553, una dei quattro figli di Giovanna e Tommaso Middleton, cittadini protestanti di York. Tommaso, un candelaio, era benestante e ricoprì cariche amministrative, compresa quella di sceriffo dal 1564 al 1565, poco prima della sua morte. Margherita venne probabilmente educata in casa, dal momento che il monastero di S. Clemente, l’unico che avrebbe potuto fornire un’educazione alle giovani di York e dei dintorni, era stato soppresso nel 1536, e fu istruita principalmente nelle faccende domestiche. Avrebbe dimostrato solo in seguito di possedere un’intelligenza pronta e vivace.
Nel 1567, poco dopo la morte di Tommaso, la vedova sposò Enrico May, un uomo di poca importanza che non viene descritto dal biografo di Margherita. Sarebbe diventato sindaco di York e avrebbe avuto parte nella storia del martirio. Margherita, che aveva quattordici anni quando egli entrò in famiglia e pare aver nutrito per lui un affetto sincero, quattro anni dopo si sposò. Suo marito, Giovanni Clitherow, era cittadino benestante e probabilmente molto più vecchio, un allevatore di bestiame e un macellaio con un negozio ben avviato e un buon giro d’affari a Shambles, il quartiere dei macellai, che ha conservato il suo carattere medievale fino ad oggi. Come per il padre di Margherita, la sua ricchezza lo aveva portato a occupare posti importanti nella città, riservati allora ai protestanti. Durante gli anni precedenti il matrimonio venne eletto responsabile dei ponti e nel 1572 ciambellano. Qualsiasi fossero le sue opinioni private, la sua posizione religiosa era chiara: si era conformato alle pretese dello stato e beneficiava di questa conformità. Suo fratello Guglielmo, che era cattolico, venne ordinato nel 1582 e divenne certosino. Sposando una protestante, Giovanni intendeva sottolineare la sua posizione. Tuttavia, anche se era un opportunista, non era un intollerante e in seguito avrebbe chiuso un occhio sull’appartenenza cattolica della moglie, pagando le multe per le sue assenze ai servizi religiosi protestanti senza battere ciglio e rimanendo gentile e comprensivo durante la loro vita matrimoniale.
Erano sposati da circa tre anni quando Margherita si convertì al cattolicesimo. Probabilmente il cognato, Guglielmo, esercitò una certa influenza (Margherita avrebbe in seguito chiamato uno dei suoi figli Guglielmo in suo onore) ma il suo biografo, Giovanni Mush, dice semplicemente che «non trovando alcuna sostanza, verità o conforto cristiano nei ministri del nuovo culto e nemmeno nella loro dottrina, e udendo anche molti preti e laici soffrire per la caduta dell’antica confessione cattolica», fu portata ad abbracciare la vecchia fede.
All’epoca la testimonianza più decisa della fede cattolica era venuta da Tommaso Percy, conte di Northumbria, che nel 1569 guidò le sommosse nel nord e venne giustiziato nel 1572. Questo martirio ebbe più effetto su di lei di quanto possano rivelare le poche parole di Giovanni Mush:
Margherita iniziò a desiderare il martirio e volle visitare Knavesmire, la prigione della città corrispondente al Tyburn di York, dove erano stati rinchiusi cinque “preti del seminario”, che vennero giustiziati nel 1582-1583, tra cui anche il suo confessore, Guglielmo Hart; ella si fermò là a pregare tutta la notte, fino a quando i suoi compagni glielo permisero. Il suo direttore spirituale osservò:
«Con lei bisognava usare il freno più che lo sprone».
Per Margherita partecipare alla Messa era una delle gioie maggiori. Fece di casa sua un centro per la celebrazione della Messa e ne organizzò un altro in una locanda vicina: quando era troppo pericoloso celebrare la Messa in casa, si andava nella locanda, benché non fosse possibile andarvi tutti i giorni. Sapeva che stava correndo dei grossi rischi:
«Non ho paura di servire il Signore e di fare il bene. Questo è un periodo di prova e di guerra per la Chiesa di Dio e perciò non posso compiere il mio dovere senza andare incontro a dei pericoli, ma con la grazia del Signore non ne rimarrò schiacciata. Finché i sacerdoti si attentano ad avventurarsi fino a casa mia, non li rifiuterò mai».
Richiese i servizi di un giovane uomo che era stato imprigionato nel castello di York per educare i suoi figli nella fede. Probabilmente ella lo aveva conosciuto là, perché era solita fare visita ai prigionieri e aiutarli per quanto le era possibile, spiritualmente e materialmente. Ella stessa conosceva i pericoli della prigione perché vi era stata rinchiusa per tre volte, una volta per diciotto mesi, per non aver partecipato ai servizi protestanti. Il suo biografo elenca le conseguenze del suo rifiuto:
« Fu perseguitata, e imparò la pazienza; la chiusero in una prigione, ed ella imparò a dimenticare e a disprezzare il mondo; la separarono da casa sua, dal marito e dai figli, ed ella si avvicinò sempre di più a Dio; cercarono di spaventarla, ed ella aumentò la sua forza e la sua costanza, tanto che la sua gioia più grande divenne essere perseguitata da loro».
Per Margherita la prigione era un’occasione per avvicinarsi a Dio con la preghiera e la penitenza ed era anche un’opportunità per leggere. Imparò il piccolo ufficio di Maria in latino a memoria e lesse i Vangeli, l’Imitazione di Cristo e gli Esercizi di Perrin. Non solo i cattolici ma molti altri erano attratti da lei per la sua simpatia e l’aspetto piacevole, l’allegria e bontà. I suoi servitori, con i quali sapeva anche essere severa, non l’avrebbero cambiata mai, mentre i suoi amici non cattolici la difendevano dai pericoli. Suo marito, più di tutti, ne riconosceva la rettitudine, la purezza e l’attaccamento a lui e ai figli. Poteva accusarla solo di due cose: digiunava troppo e non andava alla chiesa protestante con lui. Margherita, da parte sua, poteva solo rimpiangere di non essere riuscita a condurre alla fede il marito.
Essa non lo tradì mai e lo amò sempre colma di gratitudine per la libertà che le concedeva. Scherzosamente, ma forse con un fondo di verità, diceva riferendosi a lui:
«Ha troppo, e non può sollevare la testa verso Dio per il peso dei suoi beni».
Non è chiaro quale fu il ruolo di Giovanni Clitherow, se ne ebbe uno, nella partenza del figlio Guglielmo per il continente per completare la sua educazione. Margherita potrebbe aver mandato il ragazzo senza il consenso del padre, pensando che escludendolo dalla decisione egli non avrebbe potuto essere ritenuto responsabile e incorrere nelle punizioni previste dalla legge. Solo lei sarebbe incorsa in esse, e infatti fu questa la causa del suo
arresto. All’inizio fu condannata agli arresti domiciliari. Quando il concilio del Nord eresse un tribunale a York, Giovanni Clitherow fu chiamato a presentarsi il 10 marzo 1586: era un tranello per allontanarlo da casa e poterla perquisire. In casa vi era un prete, che venne nascosto nella casa accanto di cui la sua stanza faceva parte, e non fu trovato nulla, fino a che gli ufficiali raggiunsero l’aula di lezione. In quel momento si stava svolgendo una lezione e il professore venne scambiato per un prete. Riuscì a convincerli che non era vero, ma il sospetto rimase. Uno dei bambini, mezzo fiammingo e mezzo inglese di undici anni che stava con la famiglia, fu considerato il più impressionabile, fu preso da parte e fatto spogliare sotto minaccia di frustate. Il bambino, terrorizzato, rivelò quello che gli ufficiali volevano sapere: si dicevano Messe nella casa e poteva mostrare loro l’ingresso per la stanza del prete. Il prete non fu trovato, ma furono trovati il messale, gli abiti e i vasi sacri. Il bambino indicò anche quelli che partecipavano alla Messa.
Margherita fu arrestata e portata prima davanti al concilio e poi nella prigione del castello; Giovanni Clitherow rimase in prigione per un po’ di tempo, ma non vi era l’intenzione di processarlo; la figlia Anna fu posta sotto la tutela della corte. Rassicurata riguardo alla sua famiglia, il forte spirito di Margherita prese il sopravvento e, a parte alcune ore di angoscia, non si fece mai prendere all’abbattimento. Fu messa in cella con la sua amica Anna Tesh, identificata dal bambino come una di quelle che partecipavano alle Messe, e le due scherzavano e ridevano insieme così tanto che Margherita disse:
«Siamo così felici insieme che temo, se non saremo separate, di perdere i meriti della nostra detenzione!».
Margherita comparve, tranquilla e sorridente, davanti a due giudici, Mr Clinche e Mr Rhodes, il 14 marzo, non più accusata di aver mandato il figlio a studiare all’estero, ma con l’accusa ben più grave di aver ospitato e mantenuto dei preti e di aver partecipato alle loro Messe. Non si dichiarò colpevole e disse semplicemente:
«Non ho nessuna colpa da confessare».
Seguirono lunghe dispute perché i giudici volevano istituire un processo, mentre ella lo rifiutava. A lungo la rassicurarono che sarebbe stata trattata con indulgenza, poiché la testimonianza di un bambino di undici anni non era sufficiente per incriminarla, ma ella non si faceva illusioni. Il concilio aveva già deciso la sua morte e l’avrebbe messa in atto con qualsiasi mezzo in suo possesso; ciò che Margherita voleva assolutamente evitare era un processo nel quale i suoi figli e i suoi servitori fossero costretti a testimoniare a suo favore o contro. Nel primo caso li avrebbero costretti a giurare il falso, nel secondo avrebbero dovuto convivere con il pensiero che essi avevano contribuito alla sua morte.
Pochi avevano compreso i suoi motivi, ed essa stessa li spiegò chiaramente solo dopo che fupronunciato il verdetto:
«Se mi fossi rimessa al volere dello stato (cioè di una giuria), dovevano essere portate delle prove contro di me, che nessun altro poteva fornire se non i miei figli e i miei servitori. E sarebbe stato penoso per me più della morte se avessi visto uno di loro accusarmi. Secondariamente, sapevo bene che la corte avrebbe dovuto condannarmi per fare piacere al concilio, che voleva il mio sangue: il loro coinvolgimento non era quindi necessario per la mia morte».
Margherita fu condannata a morire sotto la pressa. Accettò il verdetto serenamente. Ancora una volta le fu chiesto di riflettere, ma essa rispose:
«Dio sia ringraziato, tutto ciò che egli mi manda io lo accolgo. Non sono degna di una così bella morte».
Giovanni pianse all’udire la condanna. La sua ricchezza gli parve ben poca cosa: «Che prendano tutto quello che possiedo, ma che la salvino, perché è la migliore moglie di tutta l’Inghilterra e la migliore cattolica». Gli fu intimato di lasciare York, mentre essa venne rinchiusa in una prigione privata nell’Ousebridge.
Diverse persone le fecero visita tentando di scuotere la sua tenacia, tra cui anche il suo patrigno, Enrico May, che all’epoca era sindaco di York e secondo alcuni complice nell’arresto della sua figliastra. Vedendo che non riusciva a dissuaderla, chiese di potersi occupare della nipote, Anna, ma essa non acconsentì. Non le permisero di vedere i suoi figli, e solo una volta potè incontrare il marito, alla presenza del carceriere. Poiché sapeva che i condannati a morte venivano spogliati, si cucì un paio di mutande di lino nella speranza di poterle tenere.
Le comunicarono la data dell’esecuzione due giorni prima e per la prima volta fu sopraffatta dall’angoscia, che scomparve non appena si mise a pregare per avere forza.
«Andiamo, signora Clitherow», le diceva. «Buon sceriffo» rispondeva allegramente «lasciatemi donare le mie povere cose prima di morire, perché la mia ora è vicina.»
Arrivati al patibolo, Margherita si inginocchiò a pregare e quando i ministri e gli ufficiali le proposero di pregare con loro ella rifiutò. Quando le ordinarono di pregare per la regina, essa compose una litania personale: dopo aver pregato per il papa, i cardinali, il clero, i principi cristiani, alla fine ricordò anche la sovrana. Lo sceriffo le intimò: «Devi ricordare e confessare che muori per tradimento», ma essa gridò forte: «No, no, sceriffo, io muoio per amore di Gesù, il mio Signore!». Fu spogliata da alcune donne, che le fecero indossare il capo di biancheria che aveva preparato. Le fu messa una pietra affilata dietro la schiena e le furono tirate le braccia così che il suo corpo formò una croce. Una porta molto pesante fu quindi collocata su di lei, con carichi di settecento o ottocento chili. Come sentì la pressione sopra di lei. Margherita gridò forte: «Gesù, Gesù, abbi pietà di me».
La sua agonia sembra sia durata quindici minuti, ma il corpo venne lasciato sotto la pressa per diverse ore e fu seppellito segretamente dalle autorità in una fossa di acqua putrida e melmosa; per sei settimane i cattolici fecero ricerche del suo corpo, ritrovandolo alfine ancora incorrotto fresco e puro come il giorno della morte e lo seppellirono in un altro luogo di cui oggi si è persa traccia. Una delle sue mani è conservata in un convento di York
.
Margherita aveva mandato il suo cappello al marito «in segno del suo amore per lui, pari a quello per il suo capo» e le calze e le scarpe alla figlia Anna per indicarle che doveva seguire la sua stessa strada, e così fu. Dopo la morte della madre, fu detto ad Anna che essa avrebbe potuto salvarla se avesse acconsentito a partecipare a una celebrazione protestante. Essa vi andò, ma rifiutò di farlo ancora quando apprese l’inganno.Trascorse quattro anni in prigione e alla fine entrò nelle suore a Lovanio. Due dei figli maschi di Margherita divennero invece sacerdoti.
Margherita Clitherow fu canonizzata nel 1970 ed è una dei Quaranta Martiri d’Inghilterra e Galles ricordati il 25 ottobre.
IL PROCESSO E LA CONDANNA SU
http://www.preguntasantoral.es/2012/03/santa-margaret-clitherow-ii/domenica 24 marzo 2013
Domenica delle Palme
Viene celebrata la domenica prima della Pasqua e da inizio alla Settimana Santa. Questo più o meno lo sappiamo tutti, ma quali curiosità si celano sotto questa festa? E a Roma come verrà celebrata dal nostro neo eletto papa Francesco?E’ detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). O seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15). Per questo motivo si cominciano le funzioni con una processione che parte all’esterno della chiesa, ricordando proprio la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.
A Roma, per l’occasione Papa Francesco, non solo benedirà gli ulivi che provengono da Terlizzi (Puglia), ma anche le palme, che arrivano da Savona (Liguria). Secondo quanto annunciato dalla Stampa Vaticana si cercherà di riprodurre sul sagrato di Piazza San Pietro i cinque continenti. Perché l’atmosfera sembri ancora più realistica e suggestiva verranno utilizzati 5 tipi di terriccio di diverso colore a seconda del continente che si vorrà riprodurre. Le celebrazioni inizieranno alle 9,30 circa con le benedizioni, a seguire la Santa Messa e l’Angelus.
La piazza si presume sarà gremita da un pubblico principalmente giovanile, per la ricorrenza diocesana della Giornata mondiale della gioventù, un anticipazione dell’incontro internazionale che avverrà dal 23 al 28 luglio a Rio de Janeiro, in Brasile. La prima “Giornata Mondiale della Gioventù” è stata celebrata nel 1985 proprio durante la Domenica delle Palme. E la partecipazione giovanile la ritroveremo Venerdì 29 marzo durante la Via Crucis al Colosseo, dove i giovani del Libano animeranno la processione.
Angelus in Piazza San Pietro, Città del Vaticano 1 aprile 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Si hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell’Egitto.
In Occidente questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo.
Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate (come i parmureli di Bordighera e Sanremo in Liguria), che vengono scambiate fra i fedeli in segno di pace. Queste palme intrecciate, in genere di colore giallo, sono vendute ai fedeli vicino alle chiese.
IL VIDEO DI UNA PROCESSIONE AD ALGHERO 2012
http://www.youtube.com/watch?v=IMb54njlzxgNel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità.
Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”).
Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.
Letture di domenica 24 marzo 2013
“Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: il Re d’Israele. Osanna nell’alto dei celi.”
PREGHIERA DEL MATTINO
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo Tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fà che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della Sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio e vive con Te per tutti i secoli dei secoli. Amen.PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaia.
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!». RIT
Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori; hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. RIT
Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto. RIT
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza d’Israele. RIT
SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami:«Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
CANTO AL VANGELO
Lode e onore a te, Signore Gesù
VANGELO
Lc 22, 14 – 23, 56
Dal Vangelo secondo Luca
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca(forma breve)
- Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
- Erode con i suoi soldati insulta GesùIn quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
- Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
- Figlie di Gerusalemme, non piangete su di mePilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
- Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
- Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
- Oggi con me sarai nel paradiso Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
- Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Lettura e commento di Don Ferdinando Colombosu http://www.sacrocuore-bologna.it/it/audio.php (DISPONIBILE DA DOMENICA)
COMMENTO
Domenica della PassioneCon questa domenica si avvia a rapida conclusione la Quaresima; il Triduo pasquale inizia con la messa vespertina del Giovedì Santo. I primi tre giorni della Settimana Santa sono una vibrante celebrazione degli ultimi giorni di vita di Gesù, prima del suo sacrificio sulla croce. La solenne processione costituisce il ricordo dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, e la profezia della sua signoria sul mondo. “Osanna nell’alto dei cieli. Gloria a te che vieni, pieno di bontà e di misericordia”. Nella liturgia eucaristica, Isaìa proclama la fedeltà di Dio che assiste il Servo generosamente impegnato fino all’ora suprema della conclusione della sua missione terrestre. Il disegno di salvezza si compie a favore di tutta l’umanità. Paolo, ai Filippesi, trasmette un inno in onore di Cristo incarnato e successivamente glorificato da Dio; l’universo intero esalta Gesù “il Signore, a gloria di Dio Padre”. Adamo aveva tentato di farsi uguale a Dio; invece il nuovo Adamo, Gesù, essendo Dio, non considerò la sua divinità un’appropriazione indebita. Il racconto della Passione, poi, quest’anno secondo Luca, dimostra l’attuazione dell’insegnamento proposto in continuità da Gesù. Purtroppo, dal testo liturgico odierno è stato omesso il racconto della lavanda dei piedi (22, 26 – 28). La passione è indicata come una lotta escatologica contro Satana (23,53). I discepoli saranno vittoriosi se persevereranno con Gesù. La lenta agonia è un combattimento per la vittoria; Gesù si abbandona al Padre, in un’atmosfera di preghiera e di accettazione; perdona i nemici e introduce nel Regno chi confida in lui. Ormai tutto è compiuto; le tenebre dell’ora sesta si illumineranno all’alba della risurrezione. Nell’attesa, la Chiesa prega e spera.
(Preparato dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire)
PREGHIERA DELLA SERA
Ti supplichiamo Dio, Padre misericordioso, che in Cristo apri a tutti gli uomini le porte della speranza e della vita, ascolta le nostre preghiere e aiuta coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire, affinchè riscoprano nel Tuo Figlio Gesù, vincitore della morte, la ragione per tornare a sperare. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questi giorni di penitenza e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello fai per noi e ci dai ogni giorno. O Dio, Padre di misericordia, donaci il Tuo Spirito, fonte della vita, perché spezzi le chiusure del nostro egoismo e ci faccia creature nuove nella Pasqua del Tuo Figlio. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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