(I sec.) 29 luglio
Di questi tre santi, il nuovo Martirologio Romano
conserva solo la festa di S. Marta di Betania, ma poiché sono in così stretta relazione sia nei racconti del Vangelo, sia nella leggenda, saranno qui esaminati assieme. Vediamo un po’ cosa si sa di questi tre fratelli tanto amati da Gesù.
Marta è citata in tre occasioni nel Nuovo Testamento;
la prima è la
più
conosciuta, e ha fornito agli artisti la sua immagine più comune. In Lc
10, 38-42, quando le due sorelle, Marta e Maria, accolgono Gesù
nella loro casa. Marta è presa dai preparativi, mentre Maria siede ai piedi di Gesù ascoltando la sua parola.
Marta chiede a Gesù di dire alla sorella di aiutarla,
ma egli replica che Maria «si è scelta la parte migliore» e ammonisce
Marta di non preoccuparsi e agitarsi per troppe cose, mentre c’è bisogno
di una cosa sola.
La seconda citazione è la resurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1-44), in cui ci viene detto che Gesù «
voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro», ed è di nuovo Marta che ha il ruolo più attivo: mentre Maria sta seduta in casa, Marta

va incontro a Gesù.
Quando Gesù dice: «Tuo fratello risusciterà». Marta risponde: «So che risusciterà nell’ultimo giorno»,
parole che Gesù usa per fare la sua grande dichiarazione: «Io sono la
resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore,vivrà; chiunque
vive e crede in me, non morrà in eterne Marta allora risponde a Gesù,
che le ha chiesto se ha fede in questo dichiarando: «
Io credo che tu sei il Cristo, Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Quando Gesù dice agli astanti di rimuovere la pietra sepolcrale dalla tomba di Lazzaro, è
Marta, dalla mentalità pratica che lo
avvisa che il corpo manda cattivo odore, poiché sono trascorsi quattro giorni dalla sepoltura.
VIDEO-STORIA DI SANTA MARTA
http://www.youtube.com/watch?v=bWaf_hFg4YY&list=PL632D86BCDFFE4840
La terza comparsa di Marta nei racconti evangelici avviene pochi giorni prima della Passione, quando
Marta, Maria e Lazzaro invitano Gesù a cena a Betania: si racconta che
Marta «serviva», mentre Maria cospargeva i piedi di Gesù con un olio assai prezioso, asciugandoli : con i suoi capelli (Gv 12, 1-3).
Marta non compare per niente nei racconti della Resurrezione;
secondo alcune leggende occidentali relativamente tarde,
accompagnò la sorella e il fratello nella Francia meridionale,
dove si dice abbia salvato il popolo di Tarascona da un drago;
la chiesa principale della città è a lei dedicata, e questa dedicazione
forse risale al primo quarto del IX secolo o persino prima.
Nel 1187 le presunte reliquie furono scoperte durante la ricostruzione della chiesa e collocate in un nuovo sepolcro. I racconti del Vangelo che riguardano
Marta sono chiari e presentano
una figura attraente di donna che, anche se si occupa di molte cose, ha imparato la sola cosa necessaria, riconoscere Gesù come il Cristo.
La figura di sua sorella
Maria è più problematica. Come si è appena visto,
secondo il Vangelo di Giovanni, unse i piedi di Gesù e li asciugò con i capelli in una casa a Betania. Ora anche
Luca descrive un’unzione (Le 7, 36-50):
non dice il nome della donna,
ma afferma che è una peccatrice e che cosparge i piedi del Maestro di olio asciugandoli poi con i capelli, mentre il Signore sta cenando con un certo Simone.
Sia Marco che Matteo la citano, affermando che era presente a Betania, nella casa di Simone, come Luca,
ma non dicono il nome della donna (Mt 26, 6-13; Me 14, 3-9).
VIDEO DELLA RISURREZIONE DI LAZZARO
dal film di Zeffirelli Gesù di Nazaret:
http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=lvNTDB70lY4&NR=1
Questi racconti aprono due questioni: c’è stata più di un’unzione dei
piedi di Gesù,asciugati poi con i capelli di una donna, e chi era la
donna senza nome, citata da Matteo, Marco e Luca?
Nella tradizione occidentale, la peccatrice nel racconto di Luca è stata identificata con Maria Maddalena di
Lc 8, 1-3, e le unzioni sarebbero in relazione a un singolo evento;
questo, allora, farebbe coincidere Maria di Betania con Maria Maddalena,
conclusione ora respinta
dalla maggior parte dei commentatori del Vangelo, che accettano l’antica tradizione orientale che considera la peccatrice,
Maria Maddalena e Maria di Betania come tre
persone distinte,
e l’unzione descritta da Luca diversa da quella raccontata da Giovanni
(v. Maria Maddalena, 22 luglio). Ci resta una Maria di Betania che
sedeva ascoltando il Signore, che era amata da lui, e che mostrava di
ricambiare il suo amore ungendogli i piedi e asciugandoli con i
capelli.
Secondo la leggenda occidentale, si recò (sotto le spoglie
di Maria Maddalena) in Provenza con Marta e Lazzaro; secondo le
tradizioni orientali, andò con loro a Cipro.

Come si è visto, in Gv 11, 1-44 vi è un racconto completo della risurrezione di Lazzaro da parte di Gesù.
Lazzaro, fratello di Marta e Maria, carissimo amico del Signore,
non compare una seconda volta nel Nuovo Testamento e non sappiamo
niente della sua vita successiva. In modo non sorprendente, varie
tradizioni si svilupparono intorno a questa figura della Chiesa
primitiva. Gli
scritti pseudoclementini affermano che Lazzaro seguì S. Pietro (29 giu.)
in Siria.
La Chiesa orientale tramanda una storia in base alla quale Lazzaro e le
sorelle, assieme ad altri cristiani, furono costretti dai giudei di
Giaffa a salire su una barca che faceva acqua, ma che sopravvissero e
sbarcarono
a Cipro, dove
Lazzaro divenne vescovo di Kition (Larnaca)
e morì in pace circa trent’anni dopo.
Nell’890, l’imperatore Leone VI costruì una chiesa e un monastero in
suo onore a Costantinopoli e traslò alcune delle presunte reliquie da
Cipro.
Secondo una tradizione occidentale risalente all’XI secolo, la barca attraversò il Mediterraneo e infine giunse sulla costa sud-orientale della Gallia. Lazzaro
predicò poi
a Marsiglia, convertendo molte persone, e
divenendone il primo vescovo.
Subì il martirio durante il regno di Domiziano (81-96)
nel luogo in cui fu costruita in seguito la
prigione di S. Lazzaro, e venne sepolto in una grotta, su cui fu edificata l’abbazia di S. Vittore;
le reliquie furono successivamente trasferite ad Autun. In una lettera,
papa Benedetto IX (1032-1056), in occasione della consacrazione della
chiesa abbaziale di S. Vittore, accenna all’abbazia in cui erano
conservate le reliquie di Lazzaro, ma non alla tradizione in base alla
quale predicò e fu vescovo del luogo.
La tradizione marsigliese sembra essere nata da un certo numero d’incomprensioni; in primo luogo, questo Lazzaro è stato
confuso con il Lazzaro della parabola di Gesù sul ricco epulone e Lazzaro (Le 16, 20), che era «coperto di piaghe». Fu quest’ultimo, non Lazzaro di Betania,
che diede il nome ai lazzaretti dell’Europa medievale,
e questa confusione portò ad associarlo erroneamente con la prigione di
S. Lazzaro a Marsiglia. In secondo luogo. Lazzaro di Betania è stato
confuso con un

vescovo
del V secolo di Aix di nome Lazzaro: c’è un epitaffio nella cripta di
S. Vittore a Marsiglia, che riguarda questo vescovo sepolto in quel
luogo. In terzo luogo,
esiste confusione tra le reliquie di Lazzaro e quelle di S. Nazario (precedentemente
28 Lug.), ritrovate presumibilmente da S. Ambrogio (7 die). Alcuni
resti umani furono seppelliti nella cattedrale di Autun nel 1146 e si
pensava fossero quelli di Lazzaro, ma sembra appartengano a Nazario,
portate da Milano ad Autun nel 542.
L’ordine militare dei Cavalieri
Ospitalieri di S. Lazzaro di Gerusalemme prese il nome dal Lazzaro della
parabola, non da quello storicamente esistito, benché il più recente Ordine di Lazzaro, fondato da S. Vincenzo de’ Paoli (27 set.), debba il
suo nome alla chiesa di San Lazzaro a Parigi.
A dispetto di queste tradizioni incerte, il culto di Lazzaro fu
riconosciuto dalla Chiesa primitiva di Gerusalemme e successivamente da
tutta la Chiesa.
Eteria,
visitando la Terra Santa nel 390 circa,
descrisse una processione che si svolgeva il sabato della settimana di passione fino al luogo della resurrezione di Lazzaro, a cui partecipava una folla impressionante. Esistevano molte celebrazioni simili, quasi tutte durante la Quaresima,
nella Chiesa occidentale. A Milano, la domenica di passione era chiamata “Domenica di Lazzaro“, e
nell’Africa settentrionale, secondo S. Agostino (28 ago.), il racconto evangelico della
risurrezione di Lazzaro era letto nell’Ufficio notturno della Domenica delle Palme.
La tomba di Lazzaro è ancora mostrata ai pellegrini e ai turisti a
Betania, sebbene alcuni ritengano sia stata solo un silo per i cereali.
La festa di S. Lazzaro era celebrata di solito il 17 dicembre.
NELL’ARTE
La resurrezione di Lazzaro fu uno dei temi preferiti degli artisti cristiani, dall’epoca

delle catacombe (v. Murray per gli esempi primitivi). Esiste un
affresco di Giotto nella Cappella Arena a Padova e uno del Beato Angelico in San Marco, a Firenze, mentre
alla National Gallery di Londra è conservato una magnifica
Risurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo (1517-1519),
originariamente dipinta per la cattedrale di Narbona, Due grossi
pannelli nella cattedrale di Chichester del primo XII secolo contengono
incisioni della scena, una che mostra Cristo che giunge a Betania,
l’altra Lazzaro che esce dal sepolcro e un discepolo che gli toglie le
bende (Murray). Una
caratteristica raramente omessa è quella degli astanti che si difendono dal cattivo odore che si aspettano dalla tomba. D’altro canto, le raffigurazioni di Cristo nella casa di Betania divennero popolari solo nel XVI
secolo, quando gli artisti olandesi la ritrassero nelle loro nature morte e nei dipinti domestici.
Tintoretto dipinse la scena nel 1560, e uno dei più bei dipinti del soggetto fu quello di
Vermer del secolo seguente (National Gallery di Scozia, Edimburgo). Due opere di
Velàsquez (1618) sono conservate nella National Gallery, a Londra, e nella National Gallery di Scozia, a Edimburgo (Murray).
s.
MARTA È INVOCATA: – come protettrice di padroni di casa, albergatori, addetti alle mense, cuoche e osti
s.
MARIA É INVOCATA: – come protettrice di farmacisti, parrucchieri/e, profumieri e anche peccatrici ravvedute, giardinieri, fabbricanti di guanti
s.
LAZZARO É INVOCATO: - contro lebbra e peste, come protettore di becchini e ospedali
Fonte:
Il primo grande libro dei santi di Alban Butler