venerdì 25 ottobre 2013

Letture di venerdì 25 ottobre 2013

XXIX Settimana del Tempo Ordinario – Anno I

“Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta, rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi, o Signore, come la pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali.”

PREGHIERA DEL MATTINO

Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito. Per Cristo nostro Signore. Amen

PRIMA LETTURA

Rm 7, 18-25
tentazioneDalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.118
libro (2)RIT: Insegnami, Signore, i tuoi decreti.

Insegnami il gusto del bene e la conoscenza, perché ho fiducia nei tuoi comandi. Tu sei buono e fai il bene: insegnami i tuoi decreti. RIT
Il tuo amore sia la mia consolazione, secondo la promessa fatta al tuo servo. Venga a me la tua misericordia e io avrò vita, perché la tua legge è la mia delizia. RIT
Mai dimenticherò i tuoi precetti, perché con essi tu mi fai vivere. Io sono tuo: salvami, perché ho ricercato i tuoi precetti. RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

VANGELO

Lc 12, 54-59
Dal Vangelo secondo Luca

Tesina-temporaleIn quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

Guai a voi! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?
Saper riconoscere i segni dei tempi è per i cristiani una prova di fede. Come da certi segni si sa prevedere che tempo farà, così occorre attenzione e poi sincera disponibilità a riconoscere i segni di Dio e a convertirsi, prima di arrivare davanti al giudice. Gesù rimprovera la cecità di chi vive banalmente installato nelle sue miopi previsioni, senza accorgersi che nel tempo degli uomini sta avvenendo qualcosa di molto importante. Non ti accorgi, dice Gesù, che è cambiato il tempo: che è l’ora di smetterla con la solita vita, è l’ora della decisione, l’ora della conversione, del cambiamento del modo di vedere le cose? (Omelia dei Monaci Benedettini Silvestrini su lachiesa.it)

PREGHIERA DELLA SERA

O Dio di ogni bene, che con la luce del nuovo giorno rinnovi la vita e la speranza dell’umanità, aiutaci a seguire le orme del Tuo Figlio che per noi si è fatto luce delle nazioni. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno.

Beato Tommaso di Firenze

francescano (ca. 1369-1447) 25 ottobre
Originario di Firenze, Tommaso Bellacci condusse in gioventù una vita talmente Beato Tommaso di Firenzesregolata e dissipata, che quando, persuaso da un amico a cambiare i propri costumi, cercò di entrare in qualche ordine religioso, trovò resistenze a essere accolto. Inizialmente fu ammesso in una confraternita laica, poi divenne fratello laico nel convento dei frati osservanti di Fiesole, appena fuori città.
Qui condusse una vita tanto edificante quanto famigerata era stata quella precedente e, pur rimanendo un fratello laico, divenne maestro dei novizi. Insistette molto con coloro che gli venivano affidati perchè seguissero la Regola francescana nel modo più fedele e letterale possibile e fu esemplare lui stesso per penitenza e austerità. Nel 1414 un certo frate Giovanni, dovendosi recare a Napoli per diffondere la riforma osservante  nei conventi francescani del posto, prese con sé Tommaso come assistente. Egli trascorse in quella città sei anni, operando con la predicazione e l’esempio per portare a compimento la riforma e sostenuto nei propri sforzi da molti miracoli.
Beato Tommaso di Firenze
Quando ormai la sua fama era diffusa in tutta Italia, papa Martino V gli chiese di fare ritorno in Toscana a collaborare con il B. Antonio di Stroncone (7 feb.) nella predicazione contro i Fraticelli, branca dell’Ordine francescano condannata come eretica per le sue radicali opinioni sulla povertà; in questo periodo Tommaso fondò molte nuove case, sulle quali S. Bernardino (20 mag.), ministro generale degli osservanti, gli conferì piena autorità; pose quindi la propria sede a Scarlino e diede anche inizio all’usanza conventuale di recarsi in processione, dopo l’Ufficio notturno, in un bosco vicino, dove ciascuno aveva un semplice rifugio di frasche nel quale rimaneva un certo tempo in preghiera personale.
Il concilio di Firenze del 1439 portò a una riunificazione di breve durata tra le Chiese di Oriente e di Occidente; p. Alberto di Sarzana fu inviato come legato papale presso i siro-giacobiti e di nuovo Tommaso, anche se già settantenne, fu scelto come assistente. Alberto affidò a lui e ad altri tre frati l’incarico di recarsi in Etiopia, ma, lungo il tragitto, essi furono catturati dai turchi e malmenati. Tommaso volse ora la predicazione ai suoi carcerieri e si salvò dalla morte solo grazie all’intervento di papa Eugenio IV, che pagò ai turchi un riscatto per il rilascio della delegazione; dispiaciuto di essere stato privato del martirio, partì per Roma per chiedere il permesso di ritornare in mezzo ai turchi ad annunciare il Vangelo.
Beato Tommaso di Firenze1
Ammalatosi invece a Rieti, morì il 31 ottobre 1447 e fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, dove le sue reliquie sono tuttora venerate. Molti prodigi si sono verificati sulla sua tomba.
Sorse presto un movimento che voleva Tommaso canonizzato insieme a S. Bernardino, la cui causa era allora all’esame. Dal momento però che questo avrebbe ritardato la canonizzazione del grande riformatore, si decise di rimandare quella di Tommaso finché la prima non fosse stata ultimata. Si dice che S. Giovanni da Capestrano (23 ott.), recatosi sulla tomba di Tommaso, gli ordinò di smettere, per obbedienza, di compiere miracoli, finché il maestro non fosse stato dichiarato santo e che i prodigi siano cessati per tre anni. Non si è più proceduto, tuttavia, con la causa di Tommaso, ma il suo culto come beato è stato approvato nel 1771.
Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

giovedì 24 ottobre 2013

Letture di giovedì 24 ottobre 2013

XXIX Settimana del Tempo Ordinario – Anno I


“Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta, rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi, o Signore, come la pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali.”

PREGHIERA DEL MATTINO

Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito. Per Cristo nostro Signore. Amen

PRIMA LETTURA

Rm 6, 19-23
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani
affidoFratelli, parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione. Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte. Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.1
albero2RIT: Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte. RIT
È come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene. RIT
Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde; poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina. RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui.

Alleluia.

VANGELO

ammonimentoLc 12, 49-53
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

Non sono venuto a dare pace, ma la divisione
nomeNon si era forse preannunciato il Messia come segno di unità e di pacificazione? E chi è ora questo Dio che si intromette tra di noi a rendere ancor più faticoso l’intenderci reciproco? C’è tutto un tessuto di rapporti umani inautentici che Gesù viene a porre in crisi. Egli è tutto preso dalla tensione e dal desiderio di compiere la sua passione, di immergersi in essa per portare a termine il disegno di salvezza. Egli intende parlare anche del rinnovamento che è venuto a portare sulla terra: è come un fuoco che deve accendere il mondo, un fuoco che non ammette neutralità né compromessi. Come lui così la comunità dei credenti, immersa nel mistero della sua croce, è chiamata ad essere segno di contraddizione e di crisi su tutte le forme di rapporto umano in autentico: per proclamare con verità che è giunta l’ora della scelta definitiva per Dio. (Omelia dei Monaci Benedettini Silvestrini su lachiesa.it)

spirito santo2PREGHIERA DELLA SERA

La parola ascoltata oggi ci fa portatori di un fuoco d’amore che infiamma e di un messaggio che inquieta e divide. Ti chiediamo o Padre la forza di vivere alla sequela di Cristo, per essere veri testimoni del Suo Vangelo. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno.
Ascolta con bontà, o Padre, le nostre preghiere. Liberaci dal fuoco che distrugge e donaci il fuoco del tuo amore. Amen.

Sant’Antonio Maria Claret

fondatore e vescovo (1807-1870) 24 ottobre
Apostolo moderno, dotato del dono della profezia e delle guarigioni, utilizzava per laSan Antonio Maria Claret diffusione del Vangelo ogni mezzo possibile. Per la sua lotta contro la schiavitù subì anche diversi attentati e una volta fu gravemente ferito da un bandito la cui amante era stata convertita dagli sforzi dell’arcivescovo.
Nato a Sallent in Catalogna. (Spagna) nell’anno 1807, Antonio Giovanni Claret seguì le orme del padre nel mestiere di tessitore fino all’età di ventidue anni, quando decise di entrare nel seminario di Vie. Ordinato prete diocesano nel 1835, si sentì presto attratto dall’idea di abbracciare un ordine religioso:pur avendo già deciso di diventare certosino, la sua salute non gli permise di adottare un così rigido regime di vita; si recò perciò a Roma per offrire i propri servigi come missionario all’istituto De Propaganda Fide. Entrò quindi nei gesuiti, ma quando la sua salute peggiorò, i superiori gli consigliarono di fare ritorno in Spagna e di operare per l’evangelizzazione della sua patria; in vista di ciò, gli fu conferito il titolo di missionario apostolico.

VIDEO-STORIA

Per dieci anni fu impegnato nel tenere ritiri e missioni in Catalogna, e operò per circa quindici mesi anche nelle isole Canarie. Si prodigò per diffondere la devozione al cuore di Maria, organizzando a questo scopo alcuni gruppi parrocchiali di donne, che dovevano anche collaborare alla più generale opera evangelizzatrice. San Antonio Maria Claret1Lavorò inoltre con S. Gioacchina de Màs (22 mag.) nella costituzione delle carmelitane della Carità, consacrate alla cura dei malati e all’insegnamento. Convinse anche altri sacerdoti a interessarsi dell’opera di evangelizzazione e nel 1849 fondò la congregazione dei missionari figli del Cuore immacolato di Maria, più spesso chiamati “claretiani”. Scriveva:
«L’uomo che è figlio del cuore immacolato di Maria è infiammato di passione per la carità e sprigiona tale fiamma dovunque egli vada [ . . . ] sfruttando tutte le proprie risorse e sopportando ogni sforzo per infiammare tutti gli uomini con il fuoco del Divino Amore».
Antonio attribuì sempre una grande importanza alla stampa come mezzo di apostolato e perciò pubblicò oltre duecento libri e opuscoli, inclusi catechismi, opere di preghiera e un’importante raccolta di consigli spirituali per sacerdoti e laici. Particolarmente preoccupato che ragazzi e ragazze ricevessero un’adeguata istruzione e che si sviluppasse una vera spiritualità laica, nel 1847 fu il principale ispiratore della fondazione della celebre Libreria Religiosa, un’esperienza editoriale che riscosse un notevole successo: tra il 1848 e il 1866, per esempio, diffuse oltre cinque milioni di libri e opuscoli, senza contare almeno quattro milioni di fogli volanti.
Antonio non si accontentava di suggerire titoli e idee; aveva infatti appreso l’arte della stampa prima di entrare in seminario e, nutrendo un forte interesse per l’aspetto tecnico della questione, correggeva le bozze, progettava le impaginazioni e dava consigli per le copertine. Fu un apostolo moderno, che utilizzava per la diffusione del Vangelo ogni mezzo messo a disposizione dalla sua epoca. Nel 1850, contro la sua volontà, fu nominato arcivescovo di Santiago di Cuba e fu proprio durante la sua consacrazione che assunse il nome di Maria, perché, egli scrisse,
«ella è mia madre, la mia protettrice, la mia insegnante, il mio tutto dopo Gesù».
Il compito di riformare la diocesi era estremamente difficile perché da circa quattordici anni essa era priva di vescovo e vedeva al suo interno una forte opposizione,sostenuta da gruppi locali molto potenti, alcuni dei quali apertamente anticristiani. Per la sua San Antonio Maria Claret2lotta contro la schiavitù subì anche diversi attentati e una volta fu gravemente ferito da un bandito la cui amante era stata convertita dagli sforzi dell’arcivescovo (in quell’occasione, Antonio intercedette a favore del mancato assassino facendo in modo che la sua condanna a morte fosse revocata).
Nell’arco di sei anni fece tre volte visita a ogni parte della diocesi, costituì cinquantatré nuove parrocchie, restaurò il seminario e creò borse di studio da destinare ai seminaristi indigenti; fondò inoltre la Confraternita della dottrina cristiana, spingendo uomini e donne, oltre che i sacerdoti, ad aggregarvisi. Si lasciò sempre molto coinvolgere in ogni aspetto dell’opera pastorale e nel 1852, ad esempio, in un periodo di terremoti e di epidemie, faceva visita agli ospedali e amministrava i sacramenti ai malati e ai morenti.
Se nel descrivere «il figlio ideale del cuore immacolato di Maria» egli diceva: «Niente lo scoraggia: le privazioni gli recano solo gioia; non si tira mai indietro di fronte a lavori pesanti; abbraccia gli stenti [ . . . ] si rallegra in mezzo alla sofferenza», questo ritratto può anche ben descrivere la sua opera di vescovo a Cuba.
Eppure non era soddisfatto e desiderava dimettersi da arcivescovo, tanto che scrisse anche al papa per avere il permesso di abbandonare l’incarico. Questo è un aspetto fondamentale del suo carattere: quale uomo di azione, guidato dalla necessità di diffondere il Vangelo, era pieno di iniziativa e pronto ad affrontare qualsiasi difficoltà nella quale si fosse imbattuto, ma non era uno adatto al lento lavoro di consolidamento di quello che aveva iniziato: come ha detto il suo ultimo biografo, è il caso del profeta che prevale sull’amministratore (Lozano).
A Cuba egli aveva dato inizio all’opera di rievangelizzazione dell’isola; altri avrebbero potuto portarla avanti. Anche se tutte le attività che svolgeva erano San Antonio Maria Claret3finalizzate a dare sempre più gloria a Dio, è indubbio che da un punto di vista umano il dispiego di tante energie gli fosse di grande soddisfazione; forse fu proprio per curarlo da questo difetto che Dio permise che il periodo successivo della sua vita fosse di particolare frustrazione.
Lasciò Cuba nel 1857, quando giunse l’ordine di dimettersi e di fare ritorno in Spagna per diventare confessore della regina Isabella II; dovette trascorrere la maggior parte del tempo a corte e le uniche interruzioni avvennero quando accompagnava la famiglia reale nei suoi viaggi per la Spagna; questa cosa gli permise di predicare in tutto il paese: in Andalusia, per esempio, in cui si recarono nel 1862, tenne duecentocinque omelie nell’arco di quaranta giorni. Fondò inoltre la Congregazione delle Madri Cattoliche e istituì biblioteche popolari parrocchiali per andare incontro alle necessità di una popolazione che stava diventando sempre più istruita. Tuttavia questo fu un periodo di grande prova per lui, e non solo a causa della condotta della regina, alcune volte scandalosa, che lo indusse spesso ad abbandonare l’incarico di suo confessore; come abbiamo visto, egli era quasi per natura un missionario e l’essere costretto a rimanere fermo in un solo luogo costituiva per lui un profondo travaglio; scriveva, infatti:
«Vivere a corte ed essere costantemente a palazzo è un continuo martirio per me [...] Ogni giorno durante la preghiera devo fare atti di abbandono alla volontà di Dio. Giorno e notte e sempre, devo offrire il sacrificio di rimanere a Madrid».
Non erano solamente i cerimoniali di corte e le udienze quotidiane che lo irritavano; egli desiderava soprattutto partire, «correre» come egli era solito dire, per annunciare la parola di Dio. Tuttavia non avrebbe potuto diventare la persona che fu, se non si fosse avvalso della nuova posizione, e l’indubbia influenza che gli procurava, per lanciare nuovi progetti.
Uomo di grandi interessi culturali, durante il periodo in cui fu rettore del monastero reale dell’Escorial organizzò un laboratorio di scienze, un museo di storia naturale e scuole di musica e di lingue. Fondò inoltre l’Accademia di S. Michele, una dotta associazione culturale di scrittori e artisti che avrebbero dovuto esercitare un apostolato attivo scrivendo libri, istituendo biblioteche, e formando un’elite cristiana nella società; l’Accademia si diffuse in tutto il paese. In questi anni si impegnò anche a San Antonio Maria Claret4riorganizzare la propria congregazione, indirizzandola verso un apostolato più moderno, attraverso una seconda serie di costituzioni che poneva l’accento sull’opera catechetica, sulla direzione spirituale e sulla formazione dei seminaristi. Nel frattempo le sorelle claretiane, fondate in collaborazione con Antonia Paris a Cuba per l’educazione religiosa delle ragazze, svolsero un ottimo lavoro con i vescovi locali e le autorità romane.
Contemporaneamente la vita spirituale di Antonio maturò a tal punto che fece esperienze estatiche, ebbe il dono della profezia e fu responsabile di un gran numero di guarigioni miracolose. La relativa inoperosità della vita di corte gli permise di condurre una vita quasi monastica: si concedeva al massimo sei ore di sonno e dedicava le prime due ore della giornata alla preghiera e alla lettura della Bibbia; a ciò seguiva un’ora di preghiera comunitaria e la Messa, poi dopo colazione confessava fino alle undici o mezzogiorno; da mezzogiorno fino all’una e mezzo teneva udienza. Il pomeriggio era riservato alle visite agli ospedali e alle prigioni, alla predicazione nelle scuole locali e nei conventi oppure era trascorso ascrivere. Ogni giorno comprendeva un momento di preghiera davanti al SS. Sacramento esposto, la recita del Rosario e naturalmente l’Ufficio divino.Digiunava tre giorni la settimana, due volte si flagellava, indossava il cilicio il martedì, giovedì e sabato. Ma tutto ciò per lui non era altro che un gradino verso il suo vero scopo di vita, l’«essere sempre alla presenza di Dio».
San Antonio Maria Claret5La sua posizione a corte lo portò inevitabilmente a occuparsi di politica: si era già scontrato con l’opposizione anticlericale compiendo il restauro dell’Escorial e, allo scoppio della rivoluzione liberale del 1868, seguì la regina in esilio. Si recò poi a Roma per partecipare al concilio Vaticano I nel 1870 e qui fu attivo sostenitore dell’infallibilità del papa. Durante il soggiorno nella capitale fu colpito da ictus e, nonostante la buona ripresa, la sua salute fu ormai compromessa.
La Rivoluzione spagnola aveva costretto i claretiani a chiudere le loro case e trasferirsi in Francia; in un primo momento Antonio si stabilì da loro ma, dato che anche i suoi avversari politici tentarono di farlo arrestare, si rifugiò infine nel monastero cistercense di Fontfroide, vicino a Narbona, nel sud della Francia. Qui venne accusato di raccogliere armi da utilizzare contro il governo spagnolo, ma, prima che qualsiasi provvedimento potesse essere preso nei suoi confronti, morì il 24 ottobre 1870. Fu beatificato nel 1934 e canonizzato nel 1950; la sua tomba si trova a Vie, vicino a Barcellona.
Fino alla riforma del calendario del 1969, la sua festa veniva celebrata il 23 ottobre. Di lui ci rimangono numerose fotografie, che mostrano la sua piccola e tozza figura. Al momento della canonizzazione papa Pio XII lo descrisse per contrasti: era di modeste apparenze ma capace di incutere grande rispetto ai potenti della terra, di umili origini ma in grado di acquistare una posizione di onore nel mondo per quasi tutta la durata della vita, e, infine, era sempre alla presenza di Dio malgrado la sua San Antonio Maria Claret6vita di grande attività esterna. Antonio stesso racconta di come l’amore di Cristo «ci sproni a correre, e persino a volare, spinti dalle ali di un santo zelo»; dobbiamo quindi fare ogni cosa che è in nostro potere «affinché Dio possa essere maggiormente conosciuto, amato e servito in questa vita». Questa fu la ragione per cui nel corso di tutta la sua esistenza si occupò di evangelizzazione, sia in patria che all’estero. Il riepilogo della sua vita da lui stesso formulato a Roma nel 1870, fu:
«Ho compiuto la mia missione, ho predicato il Vangelo e ho conservato santa povertà».
I claretiani continuarono la missione di Antonio attraverso pubblicazioni su vasta scala: le loro edizioni della Bibbia per la comunità cristiana, pubblicate a Quezon City nelle Filippine in spagnolo, inglese, tagalog e cinese hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo.
É PATRONO: – di editori, librai, propagandisti cattolici, fabbricanti e commercianti di tessuti – dei centri di Azione cattolica e delle casse di risparmio
Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

mercoledì 23 ottobre 2013

letture di mercoledì 23 ottobre 2013

XXIX Settimana del Tempo Ordinario – Anno I

“Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta, rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi, o Signore, come la pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali.”

PREGHIERA DEL MATTINO

Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito. Per Cristo nostro Signore. Amen

PRIMA LETTURA

Rm 6, 12-18
Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani
paolo4Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia. Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
ss nome di gesu

SALMO RESPONSORIALE

Sal.123
RIT: Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
Se il Signore non fosse stato per noi – lo dica Israele –, se il Signore non fosse stato per noi, quando eravamo assaliti, allora ci avrebbero inghiottiti vivi, quando divampò contro di noi la loro collera. RIT
Allora le acque ci avrebbero travolti, un torrente ci avrebbe sommersi; allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose. Sia benedetto il Signore, che non ci ha consegnati in preda ai loro denti. RIT
Siamo stati liberati come un passero dal laccio dei cacciatori: il laccio si è spezzato e noi siamo scampati. Il nostro aiuto è nel nome del Signore: egli ha fatto cielo e terra. RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Alleluia.

VANGELO

Lc 12, 39-48
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio ladro_ombra_assassinodell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

La vita è come una missione da compiere
gruppo di preghiera2I due servi del Vangelo di oggi hanno un comportamento diverso l’uno dall’altro. C’è il servo vigilante, che attende il ritorno del suo padrone, vivendo in piena fedeltà al mandato ricevuto. Egli è un docile esecutore degli ordini ricevuti. Riferendoci ad un’altra parabola, potremmo dire che è colui che ha fatto fruttificare a dovere i talenti ricevuti. L’altro servo, che non ha interiorizzato gli ordini ricevuti e non li vive come un dono di fiducia da parte del Signore, vive in piena autonomia, il padrone è lontano e non solo fisicamente, e quindi si sente di fatto libero di agire a proprio piacimento. Verrà sorpreso in questo atteggiamento di infedeltà e di distacco e dovrà subire l’inevitabile condanna. Si perde di vista il Signore e lo si ritiene molto lontano e disinteressato alle nostre vicende, quando la fede si spegne e la vista dello spirito si offusca. Chiediamo oggi perché il Signore ci doni la forza di essere sempre in attesa di lui che passa…
(Omelia dei Monaci Benedettini Silvestrini su lachiesa.it)

preghieraPREGHIERA DELLA SERA

Padre misericordioso, che hai affidato alla Tua Chiesa i sacramenti della salvezza, fà che in ogni azione ella rispecchi il volto del Tuo Cristo, che ha condiviso in tutto l’esperienza della nostra umanità e ora vive con Te per i secoli dei secoli. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno. Amen.

San Giovanni da Capestrano

Francescano [1386-1456] 23 ottobre
In prigione ebbe una visione di San Francesco che gli cambiò la vita. In accordo S. GIOVANNI da CAPESTRANOcon la moglie ottenne una dispensa dal matrimonio per indossare l’abito francescano. Famosa la sua entrata in città per giungere al convento indossando un foglio che elencava tutti i suoi peggiori peccati.
Nato a Capestrano, in provincia dell’Aquila nel 1386, Giovanni si trasferì a Perugia per intraprendere la facoltà di diritto, ottenendo un così grande successo che fu eletto governatore della città nel 1412 e sposò la figlia di una delle più importanti famiglie locali.

VIDEO-STORIA

Durante una sommossa popolare fu imprigionato per un certo periodo, ma, in seguito a una visione di S. Francesco (4 ott.), avvenne in lui una conversione spirituale che lo spinse, al momento del rilascio, a ottenere la dispensa dall’impedimento del matrimonio e indossare l’abito francescano; non è chiaro che cosa sia accaduto alla moglie, ma si ritiene che la decisione di Giovanni di entrare in convento sia stata presa di mutuo accordo. Prima di entrare in comunità, eglisfilò per le vie della città sul dorso di un somaro, indossando un foglio che elencava tutti i suoi peggiori peccati; fu colpito dai bambini con immondizia e, sudicio e sporco, si presentò ai frati minori chiedendo di essere ammesso al noviziato; era l’anno 1416.
S. GIOVANNI da CAPESTRANO1Ordinato quattro anni più tardi, Giovanni condusse una vita in estrema austerità: indossava un cilicio, camminava sempre scalzo e si concedeva pochissime ore di sonno. Fu iniziato agli studi di teologia da S. Bernardino da Siena (20 mag.), sviluppando una notevole capacità oratoria e prendendo a modello il santo maestro nella condotta di vita e nella predicazione. Operò insieme a Bernardino nella riforma dei frati francescani dell’Osservanza e a S. Coletta (6 mar.) per riformare le suore dell’ordine.
L’estrema povertà a cui Giovanni e gli osservanti si sottoponevano, fu guardata con sospetto per un certo periodo e nel 1429 vennero anche accusati di predicazione eretica sulla povertà del Cristo, ma fortunatamente tutte le accuse contro di loro caddero. Fu nominato vicario generale del suo ordine in diverse occasioni; scrisse anche un trattato, Speadum clericorum, nel quale attaccava il clero che conduceva una vita immorale perché al contrario:
«la vita santa degli ecclesiastici giusti e onesti illumina e rasserena coloro che li vedono fedeli al loro ideale di santità. Per questo, chi è innalzato al governo degli altri, deve mostrare in se stesso in che modo gli altri si debbano comportare nella casa del Signore ».
Nel 1451 fu nominato da papa Niccolò V commissario e inquisitore generale in Ungheria e in Boemia, per portare hussiti e altri gruppi eretici a conversione e sottomissione, e in quest’opera fu assistito da dodici confratelli. Il modo con cui trattò gli eretici è stato duramente criticato perché, come sostiene anche Batler, «il suo zelo sfregiava e distruggeva, sebbene fosse misericordioso con coloro che erano docili e pentiti»; rispetto ai suoi tempi, tuttavia, abbiamo tracce di un’atteggiamentoS. GIOVANNI da CAPESTRANO2 più umano nel valutare i casi di presunta stregoneria e nell’uso della tortura, e comunque i suoi contemporanei lo salutarono con grande entusiasmo, sostenendo anche che compiva miracoli. Essi descrivono il suo aspetto fisico come esile ed emaciato ma i suoi modi come volitivi ed energici.
La conquista turca di Costantinopoli nel 1453 pose termine alla sua campagna ungherese e gli fu chiesto di predicare una crociata per incoraggiare i capi cristiani a organizzarsi contro la minaccia dell’islam; malgrado l’estenuante opera di predicazione, in Baviera e in Austria ottenne solo un minimo consenso, mentre riscosse maggior successo in Ungheria, dove guidò personalmente alcune truppe alla difesa di Belgrado, assediata dai turchi.
Le preghiere ed esortazioni di Giovanni, unite alle grandi capacità del generale ungherese Hunyadi, portarono alla disfatta degli ottomani e il blocco della loro marcia vittoriosa alla conquista dell’Europa. Purtroppo, le migliaia di corpi che dopo la guerranon furono subito seppelliti causarono lo scoppio di un’epidemia e Giovanni, ammalatosi (come anche Hunyadi), morì a Villaco il 23 ottobre 1456. Fu canonizzato nel 1724; la sua festa, estesa a tutta la chiesa nel 1890, era precedentemente celebrata il 28 marzo.
PATRONO DEI CAPPELLANI MILITARI
Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

martedì 22 ottobre 2013

Letture di martedì 22 ottobre 2013

XXIX Settimana del Tempo Ordinario – Anno I

Io t’invoco, mio Dio: dammi risposta, rivolgi a me l’orecchio e ascolta la mia preghiera. Custodiscimi, o Signore, come la pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali. 

PREGHIERA DEL MATTINO

O Dio, ricco di misericordia, che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa, a guidare l’intera Tua Chiesa, concedi a noi, forti del suo insegnamento, di aprire con fiducia i nostri cuori alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell’uomo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PRIMA LETTURA

Rm 5, 12. 15. 17-19. 20-21
‡ Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. 
deposizioneMa il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini.
Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dá vita.
Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
La legge poi sopraggiunse a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, perché come il peccato aveva regnato con la morte, così regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.39
eccomiRIT: ‡ Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.
Sacrificio e offerta non gradisci Signore, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.  Allora ho detto: «Ecco, io vengo. RIT
Sul rotolo del libro di me è scritto di compiere il tuo volere.  Mio Dio, questo io desidero,  la tua legge è nel profondo del mio cuore» . RIT
Ho annunziato la tua giustizia  nella grande assemblea; vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. RIT
Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano, dicano sempre: «Il Signore è grande»
quelli che bramano la tua salvezza. RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
‡ Vegliate e pregate in ogni momento, per essere trovati degni di comparire davanti al Figlio dell’uomo.
Alleluia.lampada

VANGELO

Lc 12, 35-38
Dal Vangelo secondo Luca
‡ In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

Siate pronti! Prima di addormentarci nel sonno della morte rischiamo di cadere nel torpore della vita; ciò ci accade quando ci lasciamo coinvolgere dagli eventi, sedurre dal tempo e
cammino (2)acquietare dalle cose che circondano, incapaci di guardare oltre, per aver perso lo scopo ultimo della nostra vita. Diventiamo come viandanti che hanno smarrito la strada il cui procedere diventa vago e immotivato. “Siate pronti!” ci risuono perciò come una
sveglia dal torpore e dall’immobilismo, ci ricorda di essere dei viaggiatori che continuamente debbono cercare la strada e fare il giusto rifornimento per non restare privi di indispensabili energie. Solo così la vita acquista il suo vero significato: siamo in marcia verso una mèta, sempre desti e pronti, camminiamo insieme, abbiamo la certezza che Qualcuno ci precede e ci indichi la via. L’attesa e la fatica non sono vane perché il Signore ci attende per farci sedere al banchetto del cielo insieme ai suoi santi. Ci accompagna il pensiero per tante giovani vite, prive di mèta e di ideali, che soffocate dal nulla e dalla nausea, ricorrono ai falsi dèi, fino a procurarsi la morte, prima dell’anima e poi del corpo. Forse non si è giunti in tempo a destarli dal torpore e innamorarli della Vita! (Omelia dei Monaci Benedettini giovanni_paolo_II_gesu_misericordiosoSilvestrini su lachiesa.it)

PREGHIERA DELLA SERA

La nostra vita o Signore, è preparazione all’incontro con Te. Ti supplichiamo o Padre, per il Cristo che ci ha redento, di insegnarci la fedeltà. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno. O Padre, che ci doni la gioia della salvezza, concedi alla nostra comunità la sollecitudine nel servizio, per meritare la beatitudine di incontrarti. Te lo chiediamo per l’obbedienza e i meriti di Cristo Tuo Figlio e nostro Signore. Amen.