Oggi stavo supplicando il Signore di parlare in luogo mio, perché non sapevo cosa dire, né come cominciare ad obbedire al comando che mi è stato imposto, ed ecco quello che mi venne in mente. Mi servirà di fondamento a quanto dirò. Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo.Santa Teresa d’Avila inizia la sua opera, “Il castello interiore”, spiegando come lanostra anima assomiglia fortemente ad un prezioso e delicatissimo castello, formato da tante stanze e dentro al quale vi si accede solo mediante la preghiera e la meditazione, necessarie entrambe per avere un vero e piacevole dialogo con Dio. Da qui ci insegnerà alcuni trucchi che usa con noi il demonio, ma la bellezza vera di quest’opera sta soprattutto nel suo fluire semplice e chiaro, tipico di un’anima eletta.
[…] Come ho detto, questo castello risulta di molte stanze, alcune poste in alto, altre in basso ed altre ai lati. A1 centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima. Considerate bene questo paragone di cui forse Dio si compiacerà di servirsi per farvi
intendere qualche cosa delle grazie che Egli si degna di accordare alle anime e la differenza che le distingue.
[…] Chi si scandalizza nell’apprendere che Dio può far tante grazie fin da questo esilio, tengo per certo che sia senza umiltà e senza amore del prossimo.
Se non fosse così, perché non dovrebbe compiacersi nel vedere Iddio far
tali grazie a un suo fratello, quando ciò non vieta che le possa
accordare anche a lui? Perché non godere che Sua Maestà mostri la sua grandezza con chi meglio gli piace,
poiché Egli alle volte non agisce che per questo, come disse del cieco a
cui dette la vista, quando gli apostoli lo interrogarono se quella
cecità era per i suoi peccati o per quelli dei suoi genitori? Risulta da
ciò che se Egli dà a qualcuno le sue grazie, non è perché questi sia più santo degli altri a cui non ne dà, ma perché si manifesti in lui la sua grandezza, come già in S. Paolo e nella Maddalena, e perché noi lo lodiamo nelle sue creature.
[…] Tornando al nostro incantevole e splendido castello, dobbiamo ora vedere il modo di potervi entrare.
Sembra che dica uno sproposito, perché se il castello è la stessa
anima, non si ha certo bisogno di entrarvi, perché si è già dentro. Non è
forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi
sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di
essere e un altro, perché molte anime stanno soltanto nei dintorni,
là dove sostano le guardie, senza curarsi di andare più innanzi, né
sapere cosa si racchiuda in quella splendida dimora, né chi l’abiti, né
quali appartamenti contenga.[…] Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è
[…] chi commette un peccato mortale intende di contentare, non Dio, ma il demonio; e siccome il demonio non è che tenebra, la povera anima si fa tenebra con lui.
[…] Si deve intanto considerare che la fonte, o, a meglio dire, il Sole splendente che sta nel centro dell’anima, non perde per questo il suo splendore né la sua bellezza. Continua a star nell’anima, e non vi è nulla che lo possa scolorire. Supponete un cristallo esposto ai raggi del sole, ravvolto in un panno molto nero: il sole dardeggerà sulla stoffa, ma il cristallo non ne verrà illuminato.
[…]mantenendoci di continuo nella ignominia della nostra terra, le nostre correnti possono intorbidirsi a contatto con il fango del timore, della pusillanimità, della codardia e dei pensieri come questi: ” Mi
guardano o non mi guardano? Che mi avverrà camminando per questa via?
Sarà per superbia se ardirò cominciare quest’opera? È bene che una
miserabile come me si eserciti in cose così sublimi come l’orazione? Non
mi riterranno forse migliore, se non cammino per la strada comune? E
dato che le esagerazioni non sono mai buone, neppure in fatto di virtù,
non verrò forse io, povera peccatrice, a cadere da più grande altezza,
senza più coraggio di muovere un passo? Non sarò forse di danno ai
buoni? Oh, no, una persona come me, non è fatta per le singolarità! ”.
Ohimè, figliuole mie, quante anime il demonio deve rovinare per questa strada,facendo loro credere che tutto ciò sia per sentimento di umiltà! E
quante altre cose potrei dire, provenienti dall’insistere troppo sul
proprio conoscimento! Finisce col far deviare, e io non mi stupisco. Se
non usciamo mai da noi stesse, ne può venire questo e peggio ancora.
Perciò, figliuole, fissiamo gli occhi in Cristo nostro bene e nei suoi santi, e vi impareremo la vera umiltà. Allora la nostra intelligenza si renderà più esperta, e la conoscenza di noi stessi cesserà dal renderci imbelli e
codardi. Questa mansione, benché sia la prima, è così eccellente e preziosa che se l’anima sa sottrarsi agli animali che l’ingombrano, non lascerà di andare innanzi.
L’esperienza che ho di queste prime mansioni mi permette di descriverle, e so che terribili ed astute sono le insidie del demonio per impedire che le anime conoscano se stesse e la strada per cui camminano. Non si deve dunque pensare che gli appartamenti siano pochi: ve ne sono a milioni. Le anime vi entrano in molti modi, e tutte con buona intenzione. Ma siccome il demonio è maligno, deve aver appostato in ogni stanza legioni di suoi pari, per impedire che passino da una mansione all’altra,
e così le poverette, che ne sono ignare, si trovano impigliate in mille
lacci: ciò non avviene tanto facilmente a quelle che sono più vicine
all’appartamento reale. Queste, invece, essendo ancora fra le cose del mondo, ingolfate nei suoi piaceri e perdute dietro agli onori e alle ambizioni,si lasciano vincere facilmente,
perché i loro vassalli, che sono i sensi e le potenze, si trovano
destituiti di quella forza che in origine avevano da Dio ricevuta. Ciò nonostante desiderano di non offendere il Signore, e fanno qualche opera buona.
Coloro che si trovano in questo stato devono far di tutto per ricorrere spesso alSignore, e non avendo vassalli capaci di difenderli, prendere per intercessori la benedetta Madre di Dio e i suoi santi, perché combattano per loro. Del resto, non c’è stato in cui non si abbia bisogno dell’aiuto di Dio. Ed Egli si degni di accordarcelo per la sua infinita misericordia! Amen
[…] dobbiamo star molto attente per scoprire le insidie del demonio ed evitare che ci inganni col
trasformarsi in angelo di luce, perché ci può danneggiare in moltissime
maniere, insinuandosi a poco a poco, in modo da non lasciarci accorgere
del male se non dopo avercelo fatto. Altre volte vi ho detto che il demonio è come una lima sorda che
bisogna sorprendere fin dal principio, e per farvelo meglio conoscere
voglio ora aggiungere qualche altra cosa. Ispira egli a una sorella
desideri così violenti di penitenza, da farle credere di non aver riposo
se non allora che si sta martoriando. Fin qui nulla di male. Ma ecco
che la Priora le ordina di non fare penitenza senza suo permesso. Il
demonio allora le fa credere che in cosa tanto buona può prendersi qualche libertà! Ed ella si macera in segreto fino a rovinarsi la salute e a non poter più seguire la Regola.
Ecco dove va a finire quel fervore!… Ispira a un’altra sentimenti di zelo per una più alta perfezione. Anche qui nulla di meglio. Ma ne può venire che costei scorga gravi mancanze in ogni minimo difetto delle consorelle,
e si ponga ad osservare se ne commettono per poi avvisarne la Priora.
Può intanto avvenire che per meglio zelare l’osservanza religiosa, non
si accorga delle sue trasgressioni, per cui le altre, che non sanno nulla delle sue intenzioni, vedendo la cura che si prende per ciò che non la riguarda,possono aversela a male. Ciò che qui il demonio pretende non è certo da poco. Suo scopo è di raffreddare la carità e l’amore vicendevole, il che è assai grave. Persuadiamoci, figliuole mie, che la vera perfezione consiste nell’amore di Dio e del prossimo.
[…] Ma stia bene in guardia per non lasciarsi vincere dal demonio. Se il maligno la vedrà fermamente risoluta a perdere la vita, il riposo e tutto ciò che le presenta piuttosto di ritornare alla prima stanza, lascerà presto di combatterla.
[…] L’unica brama di chi vuol darsi all’orazione – non dimenticatelo mai, perché è importantissimo – dev’essere di fare di tutto per risolversi e meglio disporsi a conformare la sua volontà a quella di Dio. In questo, come appresso dirò, sta la più grande perfezione che si possa bramare.Più questa conformità sarà perfetta, maggiori grazie si riceveranno da Dio, e maggiore sarà pure il progresso nel cammino. Non crediate che si tratti di qualche nuova astruseria o di cose mai conosciute ed intese: il nostro bene sta tutto qui. Se sbagliamo fin da principio, volendo che il Signore faccia la nostra volontà e ci conduca per dove vogliamo noi, che saldezza potrà avere l’edificio? Procuriamo invece, per quanto è da noi, di evitare qualsiasi contatto con le bestie velenose, perché spesso il Signore permetterà che le aridità e i pensieri cattivi ci perseguitino ed affliggano senza che sappiamo allontanarli. Altre volte poi permetterà che ne rimaniamo morsicati per insegnarci a star più attenti e vedere se ci dispiace di averlo offeso. Perciò, se qualche volta cadete, non dovete così avvilirvi da lasciare d’andare innanzi. Da quella caduta il Signore saprà cavare del bene, come il venditore di triaca, che per far prova della sua efficacia beve prima il veleno.
Con queste frasi, prese dal prologo fino alle “seconde mansioni” di quest’opera, spero di avervi fatto venire voglia di continuare questa ricca lettura, quindi eccovi: Il link con l’indice dei capitoli: http://medjugorje.altervista.org/doc/stdavila/il_castello_interiore/index.php
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