Mistica (1447-1510) 15 settembre
Caterina Fieschi nacque a Genova nel 1447, quinta e ultima figlia di Giacomo, che secondo alcune fonti, morì prima della sua nascita, e della moglie, Francesca di Negro. I Fieschi erano una delle grandi famiglie guelfe di Liguria, importanti nella Chiesa e nello Stato a partire dal XIII secolo. Sinibaldo Fieschi regnò in modo energico, anche se non sempre edificante, dal 1243 al 1254, con il nome di Innocenzo IV, e vent’anni dopo, suo nipote Ottobono diventò papa per un mese con il nome di Adriano V (1276).
La famiglia raggiunse l’apice del potere nel XV secolo, quando un membro, Roberto dei Fieschi, fu eletto cardinale, e il padre di Caterina, che discendeva da un fratello di Innocenzo IV, fu eletto viceré di Napoli per conto di Renato d’Angiò. Molti dettagli che i primi biografi di Caterina offrono della sua infanzia possono essere probabilmente considerati convenzionali, dati i tentativi a posteriori di migliorare la sua immagine. Assieme ai tre fratelli e alla sorella, ricevette una conveniente educazione religiosa e umanistica, tipica della classe cui apparteneva.
Sembra tuttavia certo che dall’età di tredici anni desiderasse molto entrare nella vita religiosa; sua sorella, Limbania, era già canonichessa del Laterano, e giacché il cappellano del convento era suo confessore, Caterina tentò di persuaderlo a lasciare entrare anche lei. Dopo aver consultato le monache, egli le annunciò che era troppo giovane e le chiese di aspettare; poi accaddero alcuni eventi che fecero volgere la sua vita in una direzione differente.
Santa Caterina e il Purgatorio
https://www.youtube.com/watch?v=meHHQv948zsIn passato, gli agiografi hanno avuto la tendenza a denigrare il coniuge dei loro soggetti per mettere in risalto le virtù di questi ultimi, ma anche accettando questo, a livello personale, non si può affermare che il matrimonio di Caterina e Giuliano non fosse difficile. Caterina era bella, molto intelligente, sensibile e profondamente devota; aveva anche ciò che il suo biografo più favorevole, Friedrich von Hùgel, descrisse come «una faticosa veemenza» (in altre parole, molto intensa), ma non il senso dell’umorismo. Giuliano non dovrebbe essere considerato interamente responsabile del fallimento nel comprenderla e apprezzarla, dato che non è facile vivere con persone cui manca il buonumore; inoltre il matrimonio era un accordo politico sia per lui che per lei, e, come dimostrarono gli eventi successivi, il primo ne trasse dei vantaggi.
Egli non ottenne da lei altro che una doverosa sottomissione, alla quale ogni moglie allora era tenuta: indisciplinato, rabbioso di carattere e disordinatamente amante del piacere, le era spesso infedele, come ammise lui stesso, e nei primi cinque anni non fu quasi mai a casa. Abbandonata a se stessa, Caterina comprensibilmente fu colpita dalla depressione, e nei successivi cinque anni, seguendo il consiglio di parenti e amici, tentò di distrarsi prendendo maggiormente parte alle attività sociali e ricreative.
Grazie alla sua bellezza, cultura, e conversazione intelligente, era brillante quando si trovava in compagnia, cosa di cui in seguito si pentì: chiunque l’ascoltasse in seguito, concludeva che il suo precedente comportamento doveva essere stato terribile, ma in questo periodo anche il minimo peccato veniale le sembrava spaventoso. In ogni
Benedetto XVI e Santa Caterina da Genova
https://www.youtube.com/watch?v=0wm4QjeOyoUIl giorno della festa dell’Annunciazione (25 mar.), dopo aver reso una totale e sincera confessione, ricevette la comunione con fervore, per la prima volta dopo tanti anni. Il cambiamento fu totale, e subito dopo si comunicò ogni giorno, fino alla fine della vita, cosa abbastanza rara per i laici e soggetta a critiche; per questo motivo invidiava i sacerdoti.
Fu all’incirca in questo periodo, dopo dieci anni di matrimonio, che il comportamento dissoluto di Giuliano lo portò sull’orlo della rovina finanziaria e personale. Le preghiere di Caterina lo spinsero a riflettere e a riformare il suo stile di vita, fino al punto di diventare terziario francescano. Con lei si trasferì dal loro palazzo in una casetta in un quartiere di Genova molto più povero del necessario, dove vissero insieme, come fratello e sorella, dedicando le loro energie all’assistenza dei malati dell’ospedale di Pammatone, in cui lavorava anche Tommasina Fieschi, una delle cugine di Caterina, una donna allegra e dotata, che diventò canonichessa e poi domenicana alla morte del marito.
Caterina stessa rischiò di morire in seguito a una grave infezione virale, contratta da una donna morente che aveva baciato per confortarla.
Quasi certamente durante quest’epidemia, incontrò Ettore Vernazza per
la prima volta, un avvocato e filantropo genovese che al tempo aveva
solo ventitré anni, che aveva la sua stessa visione della vita e
condivideva gli stessi ideali.
Ettore, che al contrario di Caterina era felicemente sposato, divenne
uno dei suoi devoti ammiratori, e raccolse molti dettagli della sua
vita e delle loro conversazioni. Nel 1496, la salute di Caterina peggiorò, e fu costretta a dimettersi dall’incarico
di amministratrice dell’ospedale, sebbene continuasse a vivere con il
marito nello stesso edificio. L’anno seguente, poi. Giuliano morì di una malattia dolorosa.«Messer Giuliano è morto», Caterina disse a un’amica. «Come saprai bene, aveva un carattere piuttosto indocile, e io ho sofferto molto dentro di me, tuttavia anche prima della sua morte, il mio tenero Amore mi ha dato la certezza della sua salvezza. »
Mostrò una gentilezza e una generosità estrema verso la figlia illegittima di Giuliano, Tobia, e si assicurava costantemente che alla ragazza e alla madre, a cui egli aveva provveduto nel suo testamento, non mancasse mai nulla. Al contrario di Tommasina, Caterina non tentò di entrare nel Terz’ordine, alla morte del marito, e, in
Sembra, infatti, che non abbia avuto nessuna guida spirituale formale dal 1479, anno della conversione di Giuliano, al 1499, quando incontrò un sacerdote secolare, Cattaneo Marabotto,appena nominato rettore dell’ospedale, e sembra che in lui Caterina abbia trovato finalmente qualcuno che riuscisse a capirla.
Dalla sua conversione nel 1473, tuttavia, condusse un’intensa vita spirituale che trovò espressione nell’assistenza instancabile dei malati e dei depressi, sia nell’ospedale sia per tutta Genova, che amava moltissimo. Condusse una vita austera, ma senza esagerazioni, sempre pronta a moderarla, quando il consiglio proveniva dalle autorità ecclesiastiche, mediche o sociali. Il suo carattere era un’attraente fusione di totale altruismo e, come avrebbe affermato von Hùgel, di «presenza» (per esempio, si assicurò a tal punto che le sue proprietà fossero distribuite appropriatamente, da redigere quattro copie del testamento con diversi codicilli).
Il lato mistico del suo carattere la portò a scrivere due opere importanti, un trattato sul purgatorio e un Dialogo tra l’anima e il corpo. Il S. Ufficio decise che queste da sole erano sufficienti a dimostrare la sua santità, ed effettivamente appartengono alla letteratura mistica migliore, sebbene Alban Butler le descriva semplicemente come «non per la gente comune». È improbabile, infatti, che Caterina abbia scritto anche una sola parola, e Von Hùgel conclude che la figlia di Ettore Vernazza, la ven. Battista, fosse l’autrice del Dialogo e la redattrice finale del trattato sul purgatorio, in cui mette in rilievo la visione di Dio come amore puro ed esigente, ma dimostra allo stesso tempo che quest’insegnamento è davvero di Caterina.
Dal 1493 in poi, la salute di Caterina peggiorò, e nel 1507 cedette completamente;negli
Il pensiero di Caterina era «privo di umorismo o arguzia», e il suo temperamento «era così eccessivo, da raggiungere vertici più o meno abnormi». Inoltre, «le mancava molto quella sensibilità innocente e naturale, che sembra essere necessaria in una personalità umana completa». Era un organismo psicofisico «molto nervoso, dall’equilibrio instabile, assai sensibile e impressionabile».
In assenza di «una mente e di un volere almeno alla pari del suo» e senza il sostegno di «una religione definita, ricca, e dal punto di vista soprannaturale potente, storica e istituzionale», questo carattere «avrebbe comportato, se non la rovina dal punto di vista morale, almeno un’incapacità che sarebbe durata tutta la vita», ma fortunatamente per lei, potè contare su entrambe. Nel suo caso, tutte queste qualità grezze e straordinariamente turbolente, erano strettamente ed eccezionalmente legate a una capacità intellettiva e di volontà rara.
É INVOCATA: - come protettrice di malmaritate, ospedali, infermieri
Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler /http://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_Fieschi_Adorno /http://digilander.libero.it/monast/purga/caterina.htm
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